CAPITANI CORAGGIOSI
L’avventura umana dello scoprire, dal “Buco del Piombo” a Marte (1906-1990)

28 Settembre 2018 / 10 Febbraio 2019

Capitani Coraggiosi indaga le frontiere dell’esplorazione novecentesca con un particolare focus sulle conquiste maturate in Lombardia, l’importanza degli apporti interdisciplinari, la dimensione mediatica e sociale e la creatività dei singoli.

Sezione 1. I “nostri” esploratori

Perché una mostra sull’esplorazione e la geografia al Museo delle Culture? Perché le collezioni civiche del Mudec sono in parte l’eredità dell’età dell’oro delle esplorazioni geografiche del XVII e XIX secolo. In particolare si ripercorreranno le imprese di Fabio Ala Ponzone, al seguito di Alessandro Malaspina alla ricerca del passaggio a Nord Ovest, di Antonio Raimondi coinvolto nella mappatura delle risorse del Perù e di Gaetano Osculati, scopritore delle fonti del fiume Napo in Amazzonia.

Sezione 2. Misurare e rappresentare: la mappa degli astronomi di Brera e le rappresentazioni di Milano oggi

Nel XVIII secolo sotto il dominio austriaco Milano registra un grande impulso allo sviluppo delle scienze con l’istituzione di diversi centri di studio tra cui l’Osservatorio di Brera: qui nel 1814 viene creata la prima carta moderna di Milano. Con l’avvento del volo, cominciano anche le prime riprese del nostro territorio dall’alto, ma le prime foto aeree utili per la cartografia sono quelle scattate dalla RAF durante i numerosi raid su Milano, per verificare l’entità dei danni provocati. Il ‘900 è dominato dalle carte prodotte con estrema precisione dall’IGM: esse restano tuttavia un prodotto per specialisti. Il vero boom della cartografia per tutti è con il lancio dell’applicazione Google Earth che consente gratuitamente di osservare la superficie terrestre sia sotto forma di mappa sia con le immagini satellitari.

Sezione 3. L’esplorazione dell’aria: vette, cieli e spazio

Fino al XIX secolo chi scala le montagne ricerca l’impresa alpinistica e il superamento dei limiti umani ai fini di studio. Nel XX secolo la conquista delle vette diventa un fenomeno mediatico: gli scalatori diventano delle star le cui gesta verranno per la prima volta narrate dalla macchina fotografica di Vittorio Sella e dalla cinepresa di Mario Fantin. La vicenda della conquista italiana del K2, ancora oggi il più difficile da scalare al mondo e per questo definito “la Montagna degli italiani”, è esemplare e racconta le imprese di Luigi Amedeo di Savoia Aosta, Duca degli Abruzzi, fondatore del CAI, e di Ardito Desio, noto geologo e alpinista.
Dal 1903 la febbre dell’aria si diffonde in Europa e in Italia. Il padiglione dedicato all’aviazione presso Expo 1906 non fu che l’inizio: da un lato gli studi pionieristici del milanese Enrico Forlanini sui dirigibili culminato nell’impresa della trasvolata artica ad opera di Umberto Nobile (l’ultimo di una serie di tentativi di esplorare il Polo Nord), dall’altro la Caproni, l’Isotta Fraschini, l’AerMacchi e la SIAI – Marchetti (già Savoja Marchetti).
Gianni Caproni fu sicuramente tra i primi a costruire aerei su scala industriale e negli anni compresi tra le guerre mondiali la sua azienda fece la storia dell’aviazione, non solo italiana. Le crociere aviatorie furono la miglior pubblicità per le industrie lombarde che cominciarono a ricevere grandi commesse anche dall’estero. A Giovanni Schiaparelli, divenuto famoso anche al grande pubblico agli inizi del 900 per aver osservato dei “canali” su Marte, va il merito di aver impostato un metodo di osservazione “geografica” dei pianeti. Oggi, con sonde inviate in 3 pianeti e 560 uomini e donne inviate nello spazio, una stazione spaziale internazionale grossa come un campo di calcio permanentemente in orbita, si progetta lo sbarco sul pianeta rosso.

Sezione 4. L’esplorazione del sotto: grotte, abissi e dimensione underground

La speleologia in Lombardia ha mosso i primi passi in territorio carsico, nella zona del lago di Como. Nel 1897 nasceva il Gruppo Grotte Milano ad opera di un insieme di ingegneri/geologi del Politecnico. Del gruppo facevano parte personaggi del calibro di Vittorio Bertarelli, già fondatore del Touring Club e animatore indiscusso degli “sport” milanesi. Gli speleologi possono essere definiti come gli ultimi esploratori terrestri. Ogni volta che “scendono” aggiungono un pezzo alla cartografia, camminando per la prima volta su quella porzione di terreno. E ancora oggi non manca la goliardia: lo scopritore ha l’onore di battezzare le grotte.

Sezione 5. Geografie del futuro: antropologia, arte e visioni

La mostra si chiude con una sezione sui possibili scenari futuri dello studio dello spazio. Una serie di interviste ad esperti di differenti settori (scienziati, artisti, sportivi, architetti, designer, cuochi) di fama internazionale, permetterà di indagare il futuro della disciplina geografia sotto differenti punti di vista.

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0254917 (lun-ven 10.00-17.00)
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