SE A PARLARE NON RESTA CHE IL FIUME

28 settembre 2018 / 6 gennaio 2019
Un’installazione artistica di Studio Azzurro e della fotografa Jane Baldwin, a sostegno di Survival International
Il MUDEC – Museo delle Culture presenta un’installazione artistica multimediale dal titolo “Se a parlare non resta che il fiume” che aprirà al pubblico il 28 settembre 2018 all’interno del progetto culturale “Geografie del Futuro”. Il progetto intreccia il lavoro artistico sul campo della fotografa ed educatrice americana Jane Baldwin (‘Kara Women Speak’) con la creatività di Studio Azzurro, gruppo di ricerca artistica fondato a Milano nel 1982. L’installazione artistica “Se a parlare non resta che il fiume” racconta la storia attuale di un fiume e dei popoli che esso sostiene – principalmente attraverso le voci delle donne. Un’esperienza artistica immersiva capace di suscitare empatia per le vite, le terre e le culture dei popoli indigeni che, nella bassa Valle dell’Omo in Etiopia e attorno al Lago Turkana in Kenya, sono stati colpiti da una drammatica crisi umanitaria e ambientale provocata dall’uomo. Da dieci anni, infatti, l’ecosistema del bacino del fiume Omo – e le persone che ne dipendono – sono minacciati da un imponente progetto idroelettrico made in Italy e dal conseguente accaparramento di vaste porzioni di terra, trasformate in enormi piantagioni agro-industriali di cotone e canna da zucchero destinate all’esportazione.

L’installazione artistica “Se a parlare non resta che il fiume” racconta la storia attuale di un fiume e dei popoli che esso sostiene – principalmente attraverso le voci delle donne. Tra i suoni ovattati del lento mormorio dell’acqua, il pubblico è avvolto nella penombra di uno spazio senza colore. Al centro dello spazio, una metaforica scultura di creta rossa si libra a mezz’aria simboleggiando il corso sinuoso del fiume – la sua superficie secca a rappresentare il letto del fiume inaridito, privato delle sue esondazioni naturali da un controverso progetto di sviluppo in cui l’Italia gioca un ruolo chiave. Attraverso un semplice gesto del visitatore, un frammento di quella materia si tramuta in amuleto. E il fiume diventa cantastorie, il suono del suo scorrere si fa parola. Come d’incanto, grazie al lento comparire dei loro volti, emergono via via le testimonianze delle donne, che si intrecciano e sovrappongono prima di tacere e dissolversi lentamente nel gorgoglio delle acque. Infine, a parlare non resta che il fiume.

“Se a parlare non resta che il fiume” è un viaggio multimediale e poetico in cui il visitatore interagisce con le protagoniste donne, depositarie delle tradizioni orali attraverso racconti, miti e canti. Il progetto rende, infatti, omaggio alle donne della regione – culla dell’umanità – e rivela i profondi legami esistenti tra l’uomo e l’ambiente, tra noi e gli altri popoli. In un tempo in cui la corsa a risorse sempre più scarse continua senza sosta, l’installazione fa riflettere sull’importanza di salvaguardare la diversità biologica e culturale per il futuro di tutta l’umanità. Il progetto mira, inoltre, anche a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importante lavoro di Survival International, il movimento mondiale per i popoli indigeni.

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