Stadera Cura – “Un nome in ogni quartiere”

Artisti: A m’l rum da me

Titolo: Stadera Cura – “Un nome in ogni quartiere”

Datazione: 2022

Collocazione: Via Giorgio Savoia, 2

In alto: A m’l rum da me, “Stadera Cura”, 2022, foto di Anna Riboldi.

Dai flutti del mare emerge una figura femminile stilizzata e imponente che veglia sulle case e sugli elementi naturali: è la dea Cura, intorno alla quale ruota la vita sulla terra, e sotto i mari.
Il nome del quartiere ospitante, Stadera, emerge a lato della parola “cura”, in un messaggio diffuso che invita tutte e tutti ad agire nel proprio quotidiano; il messaggio è anche in arabo.
L’opera è a cura di Fantastudio, un hub creativo con sede nel quartiere Stadera, dove universo femminile e creatività si incontrano dando vita a nuovi stimolanti progetti, con la collaborazione di Worldrise, Onlus attiva da dieci anni per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente marino. Dedicata al quartiere Stadera e fortemente realizzata in sinergia con gli abitanti della via ospitante, l’opera rappresenta il concetto di “cura”.

La realizzazione del murale di quartiere è a firma di A m’l rum da me, un collettivo artistico composto da Carlotta Moretti, Martina Ceccarelli e Carolina Barbieri, nato a Carrara come progetto grafico, che oggi si occupa di progetti artistici, opere di street art e illustrazioni.
Nelle parole delle artiste: «Il tema di quest’opera è la rappresentazione immaginaria della dea Cura. Questa divinità è per noi l’unione di una Sirena e Pachamama. La sirena, simbolo per antonomasia della simbiosi dell’elemento umano, libero dalle costrizioni della civiltà e una natura rigeneratrice. Infatti l’acqua è l’elemento verso il quale si possono ritrovare significati allegorici profondi e contrastanti, contiene in sé la vita e la morte, la nascita e la distruzione. È l’acqua l’elemento delle origini, del divenire, il luogo in cui avviene il miracolo della vita e, di conseguenza, dove si celebra la superiorità dell’elemento femminile nel ciclo biologico.
Pachamama che in lingua Quechua significa “madre terra” o “madre universo” è la dea generosa della fertilità e dell’agricoltura, madre nutriente che dà la vita, ma altrettanto può mostrare il suo lato crudele per ricordare ai suoi figli che devono sempre onorarla e rispettarla.

Pachamama ci riporta a un tipo di spiritualità della terra immanente, panteistica, dove tutto è sacro e divino, in contrapposizione alla spiritualità di tipo trascendente che domina nelle culture di stampo patriarcale. Dall’unione di queste due figure simboliche nasce la nostra idea stilistica della dea Cura, peculiarità umana per eccellenza. Il prendersi cura diventa non complemento della vita ma essa stessa parte di ogni vissuto perché ne è la causa. Nel mondo antico Cura veniva associata a livello semantico all’angoscia, intesa come movimento dell’anima verso qualcosa di futuro. Una risposta quotidiana che diventa la struttura stessa dell’agire umano. Aver cura significa avere a che fare: non solo interesse ma partecipazione. Promette una comunicazione, una complicità, un senso condiviso, non si esprime tanto in un’azione, quanto in un modo d’essere coinvolti, spesso tinto in affanno o preoccupazione. La terra e il mare sono la nostra casa quindi è necessario averne cura e rispetto: è il messaggio che vogliamo lanciare con questa divinità».

Il progetto è stato promosso da Woolrich Outdoor Foundation.

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