Opera dedicata a chi passando di qui penserà alle voci e ai suoni della città

Artisti: Alberto Garutti

Titolo: Opera dedicata a chi passando di qui penserà alle voci e ai suoni della città

Datazione: 2010-2012

Collocazione: Piazza Gae Aulenti

In alto: Alberto Garutti, “Opera dedicata a chi passando di qui penserà alle voci e ai suoni della città”, 2010-2012, foto di Andrea Scuratti.

Ventitré tubi in alluminio ossidato ottone si dipanano attraverso i quattro piani dell’architettura di piazza Gae Aulenti e pongono in dialogo luoghi e spazi tra loro apparentemente distanti e privi di relazione visiva. Accostando l’orecchio all’apertura di uno dei tubi è possibile ascoltare suoni, rumori e parole provenienti dall’altro capo di esso, collocato in un altro punto dell’architettura.

In occasione della grande mostra retrospettiva Didascalia/Caption a cura di Paola Nicolin e Hans Ulrich Obrist dedicatagli dal Padiglione d’Arte Contemporanea nel 2012, Alberto Garutti, artista che ha spesso accolto nel proprio lavoro la dimensione pubblica, ha inaugurato questa grande opera che completa la sistemazione urbanistica dell’area adiacente la stazione Porta Garibaldi, curata dall’architetto argentino Cesar Pelli, e che costituisce oggi uno dei landmark di Milano.
Una didascalia incisa nella pietra nei pressi dell’opera recita: “Questi tubi collegano tra loro vari spazi e luoghi dell’edificio. Quest’opera è dedicata a chi passando di qui penserà alle voci e ai suoni della città”.
Innervandosi nel cavedio che garantisce il ricircolo dell’aria attraverso i quattro livelli su cui si articola in altezza la piazza, i tubi portano ai visitatori che vi si accostano i suoni provenienti dagli altri piani.

Sono le parole delle persone e i rumori della città a dare vita all’opera e a far sì che questa, come un grande strumento musicale incastonato nel cuore dell’architettura, possa caricare di un senso inedito uno spazio tecnico dell’edificio e favorire la dimensione ludica e interattiva dello spazio urbano: un luogo che può essere vissuto attivamente da chi lo attraversa, in un costante rapporto dialogico.
Per Alberto Garutti la città non è fatta solo di strade, piazze e edifici, ma soprattutto di sistemi di relazione: sono le persone che fanno la città.
Così ha infatti commentato l’opera lo stesso artista: «Il grande vuoto che attraversa l’architettura diverrà in questo modo un dispositivo di relazione e non di separazione, una cassa di risonanza e di propagazione. L’opera genererà una sorta di gossip positivo, un passaparola infinito, metafora della forma stessa della città e del sistema di informazione contemporaneo».

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