Visite guidate ai depositi delle collezioni del Museo delle Culture del Comune di Milano

DEPOSITI VISITABILI SU PRENOTAZIONE

Info e prenotazioni:

T. 02.54917

(attivo dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 17:00)
Costo:
Gruppi: € 110,00 / in lingua € 130,00
Scuole: € 80,00 visita generale/ € 100,00 in lingua

Diritto di prevendita:
€ 1,00 su ogni biglietto Ridotto Scuole prevenduto
€ 2,00 su ogni biglietto Ridotto Gruppi o Intero prevenduto

Si specifica che i gruppi si intendono formati da un minimo di 15 e da un massimo di 25 persone.

Tutte le tariffe delle visite guidate si intendono non comprensive di ingresso al museo. La prenotazione è obbligatoria.

Depositi visitabili

L’intero patrimonio del Mudec è conservato nei depositi visitabili, aperti al pubblico su appuntamento. Questi ultimi sono situati al piano terra e strutturati seguendo un criterio di natura geografica e cronologico. Si possono ammirare le opere divise per contesti di provenienza: Africa Occidentale e Centrale, Medio ed Estremo Oriente, America Meridionale e Centrale, Sudest asiatico e infine Oceania.
I lasciti più antichi provengono da diversi enti pubblici milanesi quali il Museo Patrio Archeologico di Brera, il Museo Artistico Municipale e il Museo di Storia Naturale, i più recenti sono giunti negli ultimi anni con il concretizzarsi del progetto del Museo delle Culture attraverso acquisti e donazioni da parte di privati. Il patrimonio è formato da più di 7.000 oggetti che coprono un arco cronologico che va dal 1500 a.C. al Novecento.


Collezione Precolombiana e Amerindiana: 1627 opere
Collezione Africa: 1162 opere
Comodato Alessandro Passaré di arte africana e oceanica: 448 opere
Comodato Franco Monti di arte africana: 33 opere
Collezione area islamica: 436 opere
Collezione Cina: 1028 opere
Collezione Giappone:1574 opere
Collezione Sud Est Asiatico: 285 opere
Comodato Mariangela Fardella e Giorgio Azzaroli di arte Asmat: 26 opere
Collezione strumenti musicali etnografici: 295 opere
Collezione cappelli e ventagli: 92 opere

AFRICA

La visita ai depositi ha inizio con la sezione africana.
La raccolta si compone di due nuclei: una serie di manufatti che provengono dai più antichi fondi museali del Castello Sforzesco e che facevano parte delle collezioni etnografiche riunite durante il periodo di espansione coloniale italiana in Africa orientale, raccolti sul campo dai viaggiatori ottocenteschi, tra i quali Vigoni e Bertarelli. Si tratta di un numero esiguo di opere, sopravvissuto ai bombardamenti del 1943, che si è deciso di esporre all’interno dell’armadio che apre la sezione dedicata al continente africano.


Il secondo nucleo di sculture e maschere proviene principalmente dall’Africa sub sahariana.
Sono esposte parte delle collezioni del noto africanista Ezio Bassani, del medico e viaggiatore Alessandro Passaré e di Franco Monti.
La collezione comprende maschere e statuaria cerimoniale oltre a un cospicuo numero di oggetti d’uso (fra cui le porte e le serrature in legno scolpito provenienti dal Mali) e alcune piccole statue in terracotta databili tra il IX e il XVI secolo. Questo patrimonio, nel suo insieme, offre una prima immagine della produzione materiale dell’Africa Occidentale e Centrale.

africa-1

Guinea, Popolazione Baga, sec. XX, legno, bullette metalliche. Nimba, maschera da spalle rituale. Questa particolare maschera, rappresentazione della madre, rimanda al parallelo tra fertilità della donna e fertilità dei campi: le sue performance, che trovano luogo in tutte le occasioni socialmente importanti, propiziano le nascite e le piogge, la crescita dei bambini e quella del riso.

africa-2

Congo, Popolazione Bakongo, sec. XX, legno, specchio, resina. La statuetta reliquiario presenta il volto pieno e realistico dello stile Bakongo. Le braccia aderenti al busto sorreggono un reliquiario chiuso da un vetro che copre tutta la superficie del torso. All’interno è raccolta la “medicina”.

banner-africa

Repubblica Democratica del Congo, Popolazione Hemba, sec. XX, legno. Singiti, figura di antenato. I diversi gruppi hemba esprimono la loro venerazione verso l’antenato attraverso queste rappresentazioni, caratterizzate dall’espressione calma e dal ventre prominente, simbolo di fertilità e legame tra le generazioni.

CINA

La maggior parte dei manufatti della collezione cinese è in terracotta e porcellana: si può tracciare la storia dell’uso di questi materiali dal periodo Tang (618-906 d.C.) fino al periodo Ming (1368-1644) (attraverso la collezione di celadon)


per arrivare alle manifatture del Settecento e alla produzione tipo chine de commande: enormi servizi fatti fabbricare in Cina su committenza occidentale.

cina-1

Produzione cinese, dinastia Tang (618-906 d. C.), terracotta smaltata. Bixie, sfinge bicorne. “Spirito della terra” a guardia delle tombe dell’epoca Tang, il suo nome significa letteralmente “colui che allontana gli influssi nefasti”.

Produzione cinese, dinastia Qing (1644 - 1911), grès. Vaso celadon verde con craqueleur. Di forma simile al meiping, panciuto e rastremato in basso, è associato a un sottovaso a tre piedini a forma di zampa di leone. L’uso del celadon nasce in Cina intorno al III secolo: pur essendo noto da molto tempo in Europa, solo alla fine dell’Ottocento comincia a suscitare interesse da parte dei ceramisti.

AFR_00028

Produzione cinese, XVIII secolo, porcellana. Servizio da thè tipo “chine de commande”. Fra ‘600 e ‘700 in Europa si sviluppò un crescente interesse per le “cineserie”, accompagnato dalla richiesta di manufatti artistici quali porcellane, lacche, dipinti, bronzi, giade; la città di Canton si specializzò quindi nel fornire su commissione oggetti d’arte prodotti esclusivamente per l’esportazione.

GIAPPONE

Dal Giappone provengono più di 1500 manufatti che vanno dal periodo Momoyama (1573-1615) al periodo Meiji (1868-1912). Porcellane, tessuti e bronzi, corredi di armi, lacche, avori e oggetti strettamente legati alla tradizione giapponese permettono di documentare la storia delle arti e della cultura di questo paese.


Al centro di questa sezione è esposta una spettacolare barda da cavallo in legno laccato, con maschera di Periodo Edo (1603-1868). Lungo le fasce laterali sono collocati mobili lignei realizzati in Giappone secondo il gusto occidentale, così come paraventi a due ante in legno, laccato in vari colori, e in parte lavorati in maki-e ("pittura cosparsa") con inserti in avorio (epoca Meiji 1868-1912).

Manifattura giapponese, sec. XVIII, legno, pelle, ferro, argento, cartapesta, seta. Bardatura da cavallo (umayoroi) costituita da sella (kura) in legno laccato nashiji ("a buccia di pera") argentato, decorato con tralci e con frutti in rilievo (takamaki-e) con lamina d'oro al centro. Finimenti in pelle decorati a rilievo in oro. Staffe (abumi) in ferro con fiore di crisantemo intarsiato in argento. Sottosella in pelle decorata a scacchi. Gualdrappa con piastre quadrate di pelle dorata.

Manifattura giapponese, sec. XVII, legno, lacca, rame dorato, argento, oro. Scatola da cancelleria (bunko) in legno laccato e decorato con varie tecniche varianti del maki-e ("pittura a oro spruzzata"). La decorazione si compone di immagini ispirate al capitolo Hatsune del Genji monogatari: sulla superficie esterna della scatola si vedono quindi un padiglione, un corso d'acqua e una serie di alberi di pino (matsu); è inoltre presente, ripetuto per più volte, il mon (simbolo araldico) dei Tokugawa e l'iscrizione di una poesia di trentuno sillabe.

Manifattura giapponese, ultimo quarto sec. XIX, ceramica. Vaso in ceramica invetriata, smaltata e parzialmente dorata, di forma globulare, con tre piedi a forma di zampa, la cui parte superiore, attaccata al corpo del vaso, fuoriesce dalle fauci aperte di un leone cinese (karashishi). Il coperchio, a calotta sferica ribassata, è sormontato da presa a forma di leone cinese a tutto tondo. Sull'intera superficie esterna del vaso si dispone una esuberante decorazione a smalti policromi e oro con motivi floreali di stile naturalista e inserti geometrici.

AMERICA INDIGENA

Altro nucleo molto cospicuo è quello della raccolta preispanica e amerindiana. Le terrecotte, i tessuti e i manufatti realizzati con materiali eterogenei (piume, semi, avori, legni, metalli preziosi) testimoniano le diverse produzioni del continente, dai manufatti archeologici di area mesoamericana e andina, arricchitesi in particolare grazie alle donazioni Balzarotti e Torricelli,


a quelli moderni dell’Amazzonia, giunti al Mudec grazie alla donazione del medico itinerante Aldo Lo Curto e che testimoniano l’etnografia contemporanea del Brasile.
La collezione di terrecotte andine, la più completa, copre un arco temporale che va dalla fine del Formativo (1500 a.C.) all’epoca della conquista spagnola (XVII secolo).

AFR_00028

Perù, cultura Moche, Fase IV (100 a.C.- 850 d.C.), terracotta. Bottiglia con ansa a staffa. La camera della bottiglia presenta una lunga fila di personaggi dell’élite che, tenendosi per mano, procedono su di una linea a spirale, che dalla base della camera arriva alla sommità. Probabilmente si tratta di una danza rituale, la linea lungo la quale sono collocati potrebbe rappresentare la rampa d’accesso di una piattaforma cerimoniale.

Perù, Cultura Inca, XV – XVI secolo, cotone e lana di camelide. Tessuto rettangolare policromo che raffigura una serie di penne, come quelle applicate in alcuni tessuti cerimoniali andini. L'ordito del tessuto è in cotone, mentre le trame lavorate ad arazzo sono in fibra di camelide e cotone.

Brasile, Cultura Kayapò, seconda metà sec. XX, cotone, piume e fibre vegetali. Ornamento per la testa di cotone, penne e piume. Il supporto di cotone è costituito da numerose cordicelle intrecciate. Le 181 penne sono disposte in un'unica fila a crescere in altezza dalle estremità verso il centro, 153 sono rosse e 28 marroni. Si fissa ad un supporto di fibre di palma buritì tramite l'uso di appositi lacci. Utilizzato da persone di alto rango di sesso maschile in occasioni rituali.

AREA ISLAMICA

In questa sezione sono raccolti gli oggetti provenienti dalle aree di diffusione dell’Islam, che includono quindi il Nord Africa, il Vicino Oriente e parte dell’Asia Centrale. Molto rilevante è la collezione dei tappeti, databili tra il XVI e il XIX secolo, che comprende anche esemplari provenienti dalla manifattura di Ushak (XVI – XVII secolo). Interessanti anche alcuni copricuscino provenienti dalla città di Bursa, ove era presente una famosa manifattura imperiale.


La collezione comprende inoltre una rassegna di oggetti in ceramica sia ornamentali che di uso quotidiano, i più antichi provenienti dall'Iran e dalla Siria databili tra il XII e il XIII secolo.
Tra le ceramiche si segnalano anche numerose mattonelle provenienti dalla Siria databili tra il XVI e il XVII secolo che erano utilizzate per impreziosire gli edifici sacri.

Turchia, sec. XVII, velluto in seta. Tessuto decorato con file sfalsate di garofani stilizzati broccati su fondo rosso. Ogni forma floreale è composita; da un motivo ad arabesco si aprono due foglie dal profilo seghettato (saz) con al centro un tulipano stilizzato da cui hanno origine sette petali di garofano sfrangiati. Lungo i lati corti ci sono sei cartelle contenenti ancora motivi floreali stilizzati. Quello del garofano stilizzato e aperto è uno dei motivi più popolari fra i tessuti prodotti a Bursa dalle manifatture imperiali ed eseguito in numerose varianti.

islam-2

Area dell’Asia centrale, XVII – XVIII secolo, legno, avorio e cuoio. Sella in legno ricoperta in pelle con bordi e decorazioni in osso e laccata in verde. Presenta al centro un motivo floreale che raffigura un tulipano, uno dei quattro fiori classici dell’arte islamica.

Siria, XVI – XVII secolo, ceramica. Mattonella quadrata decorata in blu, verde e bianco sotto invetriatura trasparente. La decorazione è costituita da due pappagalli affrontati e dalla porzione di un medaglione definito da un nastro dal profilo seghettato e abitato da piccoli fiori a risparmio. Tutta la superficie è decorata da grosse rosette dai petali aperti, da sinuosi ramoscelli fioriti, grappoli d'uva e foglie di vite.

SUD EST ASIATICO

La collezione del Sud Est Asiatico presenta una grande varietà di tipologie di opere, di materiali e di datazioni; comprende armi ottocentesche, tessuti, abiti di fattura indiana e oggetti ornamentali del XX secolo provenienti dalle Isole Salomone. Si tratta di una collezione che, grazie alla collaborazione dei missionari e dei collezionisti privati,


partendo dal lascito ottocentesco del Pime -Pontificio Istituto delle Missioni Estere, è accresciuta grazie a donazioni e depositi di benefattori milanesi, fra i quali Alessandro Passaré e Aldo Lo Curto. Di recente sono giunti diversi materiali di area culturale Asmat: il comodato Fardella-Azzaroli e l’acquisto Leigheb-Fiore.

Thailandia, Ban Chiang, 300 a.C. – 200 d. C., terracotta, vaso da sepoltura con decorazioni in rosso. Questi vasi, decorati con spirali e uncini rossi, sono tipici dei siti funerari di Ban Chiang nel nord-est della Thailandia. Erano in genere sepolti insieme al corpo, contenendo cibo o altri oggetti utili al defunto nel suo trapasso ultraterreno.

Indonesia, sec. XX, metallo e legno. Kriss (pugnale) con lama a biscia ed elsa in legno. La lavorazione di tutte le parti di questi coltelli è particolarmente curata, con infinite varianti. Il kriss ha un altissimo significato simbolico per le popolazioni indonesiane. Secondo la tradizione esso, soprattutto se molto antico e di ottima fattura, contiene una propria "anima".

Indonesia occidentale, isola di Nias, sec. XX, metallo, legno, vimini, osso. Balato, spada con cesto di denti applicato alla fodera dell'arma.

STRUMENTI MUSICALI ETNOGRAFICI

La visita al deposito si conclude con una sezione dedicata agli strumenti musicali, trasversale alle altre in quanto abbraccia tutte le aree geografiche.
Le differenti tipologie di manufatti sono esposte per nuclei geografici e culturali.

Pakistan, prima metà sec. XX, legno, pelle, crini di cavallo, acciaio, ottone, specchio, nylon. Sarinda (liuto ad arco), cassa armonica cuoriforme, parzialmente ricoperta di pelle che forma il piano armonico; sulla cassa cinque cerchi a specchio circondati da cerchietti color argento; stessi decori sullo spessore e sul riccio; sei piroli (e quattro mancanti). Varie decorazioni con nappe di filo colorato.

India, fine sec. XX, legno, acciaio, rame, ottone, cera, zucca. Sarasvati Vina (liuto a pizzico). Si tratta del principale cordofono della musica classica del Sud dell'India. Viene suonato principalmente dai membri della casta brahman nei quattro stati del Sud dell'India ed è di solito impiegato solamente nella sangita, una tradizione d'arte musicale attraverso la quale tecnica, repertorio e lo stile di esibizione personale vengono trasmessi oralmente dal maestro al discepolo attraverso un lungo apprendistato.

Afghanistan, prima metà sec. XX, legno, pelle, avorio, metallo, fibre naturali, madreperla, plastica, crini di cavallo. Rabab (liuto). Il Rabab afgano è un liuto a manico corto ricavato da un unico pezzo di legno di gelso. Gli afgani considerano il rabab il loro strumento nazionale ed è usato sia da solo che come accompagnamento ad una voce.

Top

come-raggiungere-mudec