Collezione Permanente

INGRESSO GRATUITO FINO AL 31 AGOSTO 2017

Oggetti d’incontro


Per la prima volta dal Dopoguerra, nelle sale al primo piano del Museo delle Culture, si potrà ammirare una selezione di questo prezioso patrimonio, in un’esposizione organica e ragionata, che propone una collezione completamente restaurata e presenta il risultato di nuovi e approfonditi studi che hanno rivelato aspetti inediti di molti capolavori, alcuni in mostra per la prima volta.

I molti nuclei delle Raccolte che compongono la Collezione del MUDEC sono entrati a far parte del patrimonio del Comune di Milano in momenti storici diversi e a diverso titolo: il percorso espositivo racconta la costituzione del patrimonio civico non solo ricostruendo la cronologia della sua formazione, ma anche chiarendo il come e il perché


questo patrimonio – così vasto e apparentemente disomogeneo per contenuti e provenienza – sia giunto a Milano, al fine di rivelare i molti differenti approcci che hanno condizionato la ricerca e la curiosità dei collezionisti verso i mondi più lontani.
Il percorso espositivo rappresenta un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio compiuto attraverso l’incontro/scontro con l’”altro da sé”, a partire dal XVII secolo fino ai giorni nostri, e mette in mostra nelle quattro sale al primo piano del MUDEC oltre 200 tra opere d’arte, oggetti e documenti selezionati non solo per lo straordinario valore culturale ed estetico, ma anche, appunto, come testimonianza del sempre diverso atteggiamento con il quale la nostra società ha guardato verso orizzonti culturali sconosciuti: stupore per l’esotico (sezione 1), volontà di


evangelizzazione e di scoperta scientifica (sezione 2), di conquista (sezione 3), o ancora pressanti ragioni commerciali (sezioni 4 e 5) hanno spinto le persone a viaggiare e a collezionare i manufatti più diversi, testimoniando lo spirito della propria epoca.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, che segna un momento buio per la collezione che viene in gran parte distrutta (sezione 6), un diverso modo di raccogliere etnografia si fa strada a Milano, frutto di una più matura e complessa visione sulla produzione materiale e artistica dell’“altro”. Questo segna la rinascita delle collezioni civiche (sezione 7), che oggi trovano nel Museo delle Culture la loro nuova casa.

Sezione 1


L’esposizione inizia con un’ampia selezione della collezione del Canonico Manfredo Settala (1600-1680) - collezionista milanese eclettico e vorace - che nel corso del XVII secolo riuscì a riunire una ricca raccolta di naturalia (curiosità e reperti provenienti dal mondo animale, vegetale, minerale), artificialia (naturalia trasformati dall’uomo in modo mostruoso o artistico), mirabilia ed exotica (naturalia e artificialia capaci di suscitare stupore e meraviglia, espressione di culture lontane e sconosciute): tutti pezzi provenienti da luoghi all’epoca quasi inaccessibili, dalle Americhe, dal Vicino Oriente, dall’Africa Subsahariana, dall’India e dalla Cina, a testimonianza del fascino subito dalle civiltà sconosciute e lontane.


La Collezione Settala, che rappresenta uno dei primi esempi di collezionismo di manufatti non europei, è in buona parte costituita da preziose opere concesse in comodato d’uso dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana ed è un caso emblematico di Wunderkammer, la “Camera delle Meraviglie” che si diffuse in Europa a partire dal Cinquecento per custodire e mostrare gli oggetti straordinari provenienti dal mondo della natura o creati dalle mani dell'uomo in Paesi e culture diverse, rappresentando per molti il primo abbozzo, concettuale ed estetico, dei musei moderni.

1_coppa_nautilusCoppa - Italia, Secc. XVI/XVII – Conchiglia di Nautilus polita, legno intagliato, ottone sagomato e filettato - Comodato Veneranda Biblioteca Ambrosiana - © Pinacoteca Ambrosiana / Electa

Sezione 2


La seconda sezione propone il nucleo primitivo dell’originaria Raccolta di Paleontologia ed Etnografia istituita nel 1858 dal Museo Civico di Storia Naturale, dove confluirono oggetti provenienti da esplorazioni e dalle missioni di alcuni ordini religiosi, come i padri missionari di San Calocero. Tra gli esploratori troviamo i nomi di alcuni personaggi che


hanno fatto la storia della scienza nazionale: viaggiatori come Gaetano Osculati e Paolo Mantegazza, il console del Regno d’Italia Cristoforo Robecchi o ancora l’esule politico Antonio Raimondi, esperto conoscitore del Perù, che fu tra i primi a studiare approfonditamente.

2_tapaTapa - Papua Nuova Guinea, Provincia di Milne Bay, Isola di Woodlark , ante 1856 - Corteccia di albero del pane (Artocarpus), pigmenti naturali - Coll. Missionari PIME - © MUDEC, Museo delle Culture Milano

Sezione 3


Sempre nella stessa sala, la terza sezione è dedicata al periodo coloniale. Nuovi viaggiatori, come Giuseppe Vigoni (1846-1914), senatore del Regno d’Italia e sindaco della città di Milano, si muovono verso terre lontane non più con fini scientifici ma con l’obiettivo di fare una sorta di ricognizione delle risorse sfruttabili in vista di una vera e propria conquista.


Nelle vetrine sarà esposto quel che rimane della sua raccolta, che fu visibile per un breve periodo negli anni ’30 in una sala del Castello Sforzesco insieme ad altri “trofei coloniali”, come la scenografica panoplia, un trofeo di corna animali e di armi africane di diversa provenienza, ricostruita nell’ultima vetrina della sala.

3_manillasManillas, bracciali moneta – Africa occidentale e centrale, Secc. XIX/XX – Leghe di diversi metalli incisi – Coll. Enrico Pezzoli Metallindustria - © MUDEC, Museo delle Culture Milano

Sezione 4


L’esposizione è dedicata a una dei più interessanti e peculiari momenti del collezionismo lombardo. A metà dell’800, spinti da un’epidemia che colpì il baco da seta, alcuni commercianti di tessuti esplorarono diverse zone dell’Asia orientale alla ricerca del prezioso seme baco per la produzione del pregiato filato. Affascinati dall’artigianato orientale, dalla sua perizia tecnica e dalla preziosità dei


materiali, assieme agli insetti questi pionieri portarono in Europa, e a Milano, importanti collezioni di oggetti d’arte cinese e giapponese, qui esposti: sete, tessuti, kimoni, maschere da teatro, scatole da calligrafia, scettri, porcellane dipinte e bronzi finemente cesellati.

3_elmo_stravaganteElmo stravagante, kawari kabuto, o maschera - Giappone Periodo Edo (1603-1868) - Acciaio, cartapesta laccata, seta, crine - Acquisto Negrotto-Passalacqua - © MUDEC, Museo delle Culture Milano

Sezione 5


Il sempre maggiore interesse del pensiero e della curiosità occidentali per l’Oriente fu evidente anche nelle Grandi Esposizioni che vennero organizzate con sempre più frequenza durante l’Ottocento e i primi del Novecento, raggiungendo l’apice, in Italia, nell’Esposizione Internazionale di Milano del 1906: queste Esposizioni si rivelarono un efficace mezzo di diffusione delle culture e delle arti non


europee in Occidente e un ottimo veicolo della migliore produzione artistica orientale, tanto da creare una vera e propria moda orientalista. Parallelamente la produzione giapponese e cinese iniziò a realizzare oggetti appositamente per le Esposizioni e per il mercato occidentale: molti esempi di questa produzione sono conservati oggi nelle collezioni del MUDEC.

4_elmo_di_armaturaElmo di armatura -Giappone Secondo anno dell’era Ansei (1855) - Acciaio, bronzo dorato, seta, cuoio, lacca, crine - Collezione Giovanni Battista Lucini Passalacqua - © MUDEC, Museo delle Culture Milano

Sezione 6


La sala si apre con un video-racconto sui bombardamenti che nel 1943 colpirono Milano, distruggendo una parte delle Raccolte Civiche che ai primi del Novecento erano confluite nel Castello Sforzesco, restaurato da Luca Beltrami per diventare sede di tutti i Musei Civici. Purtroppo, una parte consistente delle collezioni dell’Africa e del Pacifico furono distrutte o danneggiate, mentre si salvarono le collezioni


amerindiane e orientali, portate al sicuro insieme ai materiali considerati “pregiati” nei depositi di Sondalo, vicino a Sondrio, prima dell’accendersi del conflitto. Completa la sezione, una selezione delle opere superstiti che recano ancora traccia dei danni del conflitto, come la preziosa statua bronzea di Yamantaka, di produzione sino-tibetana, restaurata per l’occasione.

1_bottiglia_giaguaroBottiglia raffigurante un sacerdote con maschera di giaguaro - Perù, Costa settentrionale, Cultura Moche, Secc. II/VI d.C. - Terracotta, Collezione Balzarotti - © MUDEC, Museo delle Culture Milano

Sezione 7


L’ultima sala del percorso è dedicata al collezionismo privato del Dopoguerra, influenzato dall’interesse per l’arte non europea dimostrato dalle Avanguardie.
Dal Museo del Novecento si trasferirà, infatti, Femme nue di Pablo Picasso, uno degli studi collaterali che l’artista realizzò per Les Demoiselles d’Avignon del 1907, dopo avere visitato le collezioni etnografiche del Trocadero a Parigi: la visita impressionò indelebilmente l’artista portandolo a concepire una nuova modalità espressiva debitrice all’arte africana per la semplificazione e l’estremizzazione delle


forme. Alle collezioni d’arte africana già acquisite (Bassani) o concesse in precedenza in comodato (Passarè) si è quindi aggiunto ed esposto, in dialogo con Picasso, l’importante nucleo di opere d’arte africana della famiglia Monti.
In virtù dello stesso criterio viene esposta, in raffronto ai tessuti precolombiani della collezione Balzarotti, un’opera astratta in tessuto della storica esponente della Bauhaus Anni Albers, concessa in comodato dalla Fondazione Albers.

2_reliquiarioFigura di reliquiario Mbulu-ngulu - Gabon, Popolazione Kota, Sec. XX - Legno, rame, cuoio, ferro - Collezione Alessandro Passaré - © MUDEC, Museo delle Culture Milano
Top